FONDO PER L'INNOVAZIONE

IL GOVERNO CREA IL FONDO NAZIONALE PER L’INNOVAZIONE

Con la creazione del Fondo Nazionale per l’Innovazione, presentato ufficialmente il 4 marzo 2019 a Torino, il Governo ha dato attuazione alla propria strategia per sostenere l’innovazione in Italia e riorganizzare l’investimento pubblico nelle start-up.
È cosa nota che il nostro Paese sconti un certo grado di arretratezza nell’utilizzo delle nuove tecnologie, che oggi rappresentano il vero motore economico delle Nazioni più sviluppate; il Governo cerca pertanto di colmare il gap con le altre economie all’avanguardia, rinnovando la normativa nell’ aspetto più critico (e criticato) dell’ecosistema start-up: la disponibilità di capitali per le nuove imprese.
L’obiettivo dichiarato è rendere l’Italia un Paese attrattivo per le imprese innovative, sull’esempio di quanto accade in atri paesi, come Israele o la Francia.
E’ stata pertanto formalizzata la figura del Business Angel e verrà presto creato un nuovo tipo di società (Società di Investimento Semplici - SIS), stralciate dal recente intervento normativo ma comunque ai primi posti nell’agenda del Governo e sulle quali torneremo pertanto con successivi approfondimenti. Per il momento, basti dire che ogni SIS agirà da contenitore e potrà investire unicamente in start-up non quotate e potrà godere di un enorme vantaggio fiscale: aliquota zero sui redditi di capitale delle proprie partecipate!
Lo strumento più importante è però, appunto, il Fondo Nazionale per l’Innovazione (FNI), ritenuto indispensabile dall’ecosistema start-up per colmare il gap con le altre Smart Countries. Il FNI, che giuridicamente sarà una SGR multifondo, opererà all’interno Cassa Depositi e Prestiti e verrà alimentato tra l’altro da un versamento annuale stabilito per legge, e corrispondente al 15% del ricavato dai dividendi delle partecipate statali, oltre che da una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro.
L’interazione di queste misure è in grado di rivoluzionare l’imprenditoria innovativa in Italia, fino ad oggi troppo incentrata sul finanziamento a debito (tramite il fondo di garanzia del MISE o i prestiti di Smart & Start); l’intenzione è infatti quella di moltiplicare il sistema dei Venture Capital, non solo tramite le misure sopra descritte ma soprattutto rendendo l’Italia un paese start-up frendly in modo da richiamare gli investimenti stranieri.
Solo il tempo dirà se le misure adottate consentiranno di raggiungere gli obiettivi, se permetteranno di superare un sistema ancorato ai finanziamenti del mondo bancario, troppo restio al cambiamento e consolidato in schemi rigidi e conosciuti, se si riuscirà a superare il peculiare sistema dei venture capital in Italia, orientati ad intervenire in imprese già mature piuttosto che a finanziare reali progetti innovativi, come invece accade nel resto del Mondo, se il potere politico sarà in grado di scardinare il binomio finanza-impresa che per troppo tempo ha gestito il mercato imprenditoriale in Italia.
L’impressione tra gli operatori, però, è che la strada sia quella giusta; devono essere i piccoli fondi a fare i piccoli investimenti pre-seed e seed, e devono poterlo fare senza i lacci e lacciuoli a cui sono soggetti invece fondi molto più grandi, altrimenti il sistema non riuscirà a far arrivare i fondi dove ce n’è bisogno.

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